domenica 8 gennaio 2012

Don Guetti e i contrasti con il parroco di Santa Croce Nicolò Guadagnini


 L’arrivo a Quadra e i primi anni di attività, nonostante il benestare della popolazione, non furono certo facili per don Guetti. Egli infatti, in quanto curato, doveva sottostare all’autorità del parroco di Bleggio occupandosi di una stazione d’ordine inferiore. Il ruolo di curato si configurava come di aiuto al parroco nei paesi più piccoli. I sacerdoti erano stipendiati tramite la cosiddetta “congrua” dal Ministero austriaco della pubblica istruzione; “congrua” che sarà all’origine di numerose controversie in particolare nel caso di don Guetti che giunse addirittura a lamentarsi dalle colonne de “La Voce Cattolica”.
Il Parroco del Bleggio era dal 1868 don Nicolò Guadagnini e ricoprì la carica fino al 1883.
Un documento inedito fa riferimento a una situazione che riguarda don Guadagnini in relazione a curati e cooperatori della zona, incluso don Lorenzo da poco arrivato a Quadra. Di seguito si analizza il fatto. Il decano di Lomaso Costante Dalrì in data 18 marzo 1878 scriveva all’Ordinariato: “L’istruzione religiosa dei fanciulli e fanciulle tanto qui che nel Bleggio in Quaresima si fa in Chiesa per disporre questi e quelli ai SS. Sacramenti”. Il decano si lamentava con l’Ordinariato poiché aveva chiesto sia al cooperatore don Carlo Caresani che al parroco del Bleggio don Guadagnini di assumere l’incarico di istruire i ragazzi della frazione di Madice vicino a Santa Croce. Il primo si rifiutava “in parola della sua poca salute e per esser detta scuola in casa di donna spudorata capace di qualunque figura, protetta in aggiunta dagli amici del Parroco”. Il secondo sosteneva che, a suo dire, quel compito spettava a don Caresani.
Il decano, dopo aver citato questi fatti spiegava che “le cose nel Bleggio camminan male assai” e suggeriva, per risolvere i malumori, che fosse rimosso dalla zona del Bleggio il sacerdote don Luigi Bellotti “tanto più che senza questo passo il M.R. Parroco del Bleggio non può al postutto districarsi dal partito, in cui impudentemente si è gittato di legarsi in intima relazione, ed amicizia con persone potenti sì, ma notoriamente screditate, parenti ed amiche del sacerdote don Luigi Bellotti”.
Non siamo a conoscenza di come si evolse la situazione, tuttavia dai registri delle visite scolastiche del 1881 risulta titolare della scuola di Madice don Luigi Bellotti.
Ma le controversie non finirono qui: don Guadagnini, durante questo periodo, si lamentò in particolare con l’Ordinariato riguardo al mancato rispetto da parte dei curati delle “Capitolate”, che prevedevano sia un aiuto al parroco sia di recarsi alla chiesa parrocchiale nelle feste più importanti.
Già da alcuni anni, prima dell’arrivo di don Lorenzo, don Guadagnini “stanco delle contrarietà incontrate, e più di tutto al vedere che i suoi curati cominciavano a mancare alle solite feste della Parrocchia; [..] un dì abbandonò tacitamente la sua sede e se ne andò a Roma, coll’intenzione di entrare in un Istituto religioso, ma dietro le preghiere del vescovo e degli amici, dopo un mese di assenza, tornò alla sua parrocchia nel settembre del 1876”. Le capitolate e i loro obblighi erano quindi già da tempo oggetto di disputa tra i curati e il parroco.
Santa Croce negli anni '30

In particolare don Guadagnini puntava l’indice nei confronti del curato di Quadra già nel 1881 con due lettere, una indirizzata al Principe Vescovo e una all’Ordinariato. Il 7 gennaio 1882 tornò a lamentarsi con il Vescovo facendo specifico riferimento a don Lorenzo Guetti:

In appendice agli atti innalzatile sotto il 12 p.p. ottobre e qual prova ulteriore dello smembramento a cui si tende di questa Parrocchia, mi sento costretto a significarle come anche nelle decorse S.S.Feste i sacerdoti obbligati dalle rispettive capitolate assai male abbiano adempito i loro doveri, o per assoluto non intervento, o, per qualcheduno e ripetutamente a funzioni già inoltrate e quindi senza il necessario performato nella mattina.
Nella sera poi si dovette tenere il Vespro meno solennemente che in tante semplici Curazie, con lamento del gregge immediato, perché manco ogni sacerdote obbligato, compreso il Provinciale di Quadra, il quale nel corso ancora degli atti che si dicon mossi dal Comune per ottenergli l’esenzione dall’intervento ai Vespri nelle solennità seguite da giorno festivo collo specioso motivo, di prestarsi ad udire le confessioni, già respinto col rescritto curiale 16 Maggio 1879, ieri mi diresse dopo la Messa queste espressioni: -Ebbe ella niente dalla Curia sulla esenzione dal mio intervento ai vespri? E rispostogli che no, soggiunse: -Eppure mi fu promesso (arguisso da condiscepoli ed amici che si credon poterlo) che pel capo d’anno mi sarebbe data-. Intanto però compì il fatto anche ieri di non intervenire, come da un anno circa in qua seguì sempre anche in tutte le occasioni che non concorrevano i due giorni festivi, con che si manifesta lo scopo d’emancipazione che si ha, e la verità di ciò che segnalava nella mia responsiva del citato 12 ottobre, cioè che sotto speciali titoli si tentavan breccia”
         Come risulta dalle numerose testimonianze e dalle risposte fornite alle interpellanze del Parroco di Santa Croce questi giunse a suscitare una "penosa impressione" nei suoi superiori. In data 16 febbraio 1881 era stata inoltrata una prima supplica da parte del comune per la modifica della “capitolata” adducendo anche il motivo che durante le feste di prima classe “vede di mall’occhio e si sente di tropo agravata che il proprio curato il dopo pranzo di dete feste si porti alla parochia per assistere al vespero. Lo stesso comune di Bleggio Superiore aveva rinnovato la supplica per la modifica dei “Capitoli” anche per “non lasciar di troppo ulteriore aggravato il proprio curato che non gode neppure perfetta salute. Don Guadagnini si rifiutò di obbedire all’Ordinariato che dispensò don Guetti dall’obbligo di andare in parrocchia in seguito alle suppliche del Comune.
Lo stesso decano di Lomaso, don Costante Dalrì, nella sua visita decanale alla curazia di Quadra nel luglio 1881, aveva espresso un giudizio estremamente favorevole nei confronti di don Lorenzo. Tuttavia il parroco di Santa Croce non cambiò il suo atteggiamento: “Ora non mi resta che pregare il Reverendissimo Ordinariato perché esso come Autorità neghi la chiesta concessione, e per confermare il decoro alle funzioni della Parrocchiale nella possibile eventualità d’ulteriore diminuzione del clero che renderebbe sempre più scarso l’intervento ove non s’interrompesse l’inadempimento di fatti ingiunti dalle Capitolate”.
Senza dubbio l’intraprendenza in vari campi di don Guetti risultò frenata dall’atteggiamento del parroco di Santa Croce. Un atteggiamento che lo vedeva isolato sia di fronte alle pretese dei curati sia al parere dell’Ordinariato vescovile di Trento. In questo periodo a don Lorenzo mancò l’appoggio del suo diretto superiore che, come vedremo, sarà invece fondamentale nella fondazione della prima cooperativa di consumo di Villa di Bleggio.

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