venerdì 27 gennaio 2012

1889 marzo 8: Lettera del curato di Quadra don Lorenzo Guetti inviata al parroco di Santa Croce Lenzi riferendo sulla situazione riguardante la ragazza Veronica Reversi di Rango e sulle misure da prendersi



Molto Revendo Sig. Paroco

Coma da nostra intelligenza di jer sera e questa mattina, oggidì 8 cor. dopo pranzo mi portai a Rango onde vedere come stanno le cose per conto della ragazza Reversi e per ripetere quello che a voce mi disse S.A. Reverendissima il P. Vescovo. Fui prima in canonica da quel venerando nostro confratello D. Carlo, ed udii dallo stesso che da tre giorni cominciò la catechesi alla ragazza per prepararla alla S. Comunione. Mi disse che la trova un po’ duretta ed astratta alle lezioni, ma che però qualchecosa impara. Poscia mi portai alla casa di Pietro Reversi, onde ripetere quello che il Vescovo sia in iscritto sia a voce solennemente ordinava e per vedere di ritardare la partenza per l’America di quella famiglia. Sfortunatamente non trovai il capo di casa il quale si portò a lavorare fino a sabbato a sera presso un suo parente presso Ballino, cioè al Dus partendo da casa questa mattina dopo la S.Messa. Trovai però la moglie col resto della famiglia, ai quali ripetei le proibizioni già fatte con tutta osseveranza se vogliono ottenere gli effetti che si sperano. Furono contentissimi nel sentire come io stesso feci in persona relazione al Vescovo dei fatti avvenuti in quella famiglia, e delle pene ed angosce della stessa, e molto più a sentire come il vescovo si prese a cuore la cosa con interesse da vero padre. La moglie, che mal volentieri va in America, mi disse che farà di tutto perché il marito ottenga una proroga almeno finché la figlia sia guarita da questa infestazione maligna, e che anzi volentieri resterebbe nel Trentino quando qualche buon’anima procurasse il lavoro pella sua famiglia e presso qualche Masseria o qualche altra occupazione per poter vivere, perché anche a loro interessa più l’anima che il corpo. Domenica verrà da me il padre onde scrivere a Genova per ritardare il viaggio ad altro mese almeno, col motivo della figlia ammalata, se non fisicamente, certo moralmente. Riguardo ad allontanare la ragazza da casa e metterla altrove qui nella valle, non saprei proprio che dire per parte mia. La famiglia a malincuore ciò permetterebbe perché se tosto si lascia vedere fuori di casa e di paese, subito l’apostrofano col motto “ecco quella del diavolo” e simili. Restando ivi in casa mi pare fuori del mondo abbastanza. Il mandarla fuori della Valle come p.e. a Trento o nell’ospitale o dalle Monache od in altro luogo non si può per ora finché non è risoluta la quistione della partenza per l’America. Se la famiglia restasse in patria e si dasse alla stessa occupazione per poter vivere, la madre non sembra contraria a mandare in educazione e sorveglianza la sua figlia fosse pure a Trento.
Chiesi poi alla madre, se han messo in pratica i suggerimenti di S. Altezza specialmente a quello di proibire la ripetizione dei fatti soliti; e mi rispose che dopo il tentativo fattole il dì della proibizione da alcuni signori di Stenico, nessun altro poté essere ammesso in famiglia a questo scopo. Anzi oggidì essendo venuto a Rango don Luigi Baroldi Curato de Campi di Riva, assai istruito in spiritismo, ed avendo udita la proibizione vescovile, si ristette da qualunque prova in proposito, e solo quando la mattina di oggidì circa le 9½ si produssero i sussuri spontaneamente, stando in cucina li udì e dopo 10 minuti se ne partiva persuasissimo di fenomeni straordinari. Allora io ripetei alla famiglia di non permettere neppure che persone estranee, qualunque sian, venga neppure in cucina ad udire, senza un espresso permesso vescovile in iscritto, e mi promisero che saranno ubbidientissimi. Chiesi se i rumori dopo la proibizione vescovile ed applicazione della reliquia del Beato Nostro Vescovo Giovanni Nepomuceno hanno continuato egualmente o meno ed ebbi in risposta che per due notti non si udì nulla, e le due notti posteriori si udì solo alla mattina a quasi giorno e mai più la sera. Allora feci loro raccomandazione che se ancora ciò si verificasse, al primo colpo o sussurro la ragazza si alzi tosto dal letto, e se ella dorme che la sveglino la vestano, e recitate le preghiere della mattina stiano svegli in cucina, ove mai successe simile cosa, fino all’ora della S.Messa alla quale procurino di andarvi tutti ogni mattina. In questo modo non si permetterà tanto lavoro all’importuno assalitore. Raccomandai alla ragazza, cui diedi un libretto di divozione promessole dopo il mio viaggio a Trento, di imparare ben bene le cose necessarie a sapersi per confessarsi e comunicarsi; che ogni giorno vadi dal suo curato per l’istruzione e che ritornando Lunedì, la esaminerò se avrà fatto profitto, assicurandola che il dì della sua Comunione, le darò altro libretto pel ricordo di quel giorno fortunato, ch’io spero sarà la fine della infestazione.
Ritornando da Trento giovedì p. trovai al Ponte delle Arche il Medico Distrettuale di Tione, e volle udire da me qualchecosa di questi fatti, ed a lui feci la stessa esposizione che feci innanzi a S.A. il Nostro Vescovo. Gli dissi anche della proibizione di ripetere esperimento alcuno da qualsiasi. Il medico mi rispose che dalla Luogotenenza di Trento fosse il permesso o invito di chiarire le cose e che facilmente Lunedì prossimo verrebbero regolare commissione capitanale.
Io sarei di parere di tosto scrivere a S.A. il Vescovo di ciò, per chiedere il modus tenendi in questa evasione; anzi se S.A. il Vescovo credesse opportuno che neppure una commissione capitanale tentasse questi esperimenti; allora disinteressarlo che tosto ne renda avvisato il Luogotenente in Trento, onde levi il permesso dato magari per telegrafo, perché come dissi Lunedì sicuramente verrebbe detta commissione. Venendo questa, sarebbe buona cosa, secondo il mio vedere, che Lei, M. Reverendo Sig Paroco con permesso vescovile fosse pure presente agli atti che starebbe per fare, od alle prove che si tentassero fare onde sia coonestata la cosa presso il popolo e fosse impedito qualunque eccesso che pugnasse colla morale e poi ancora per tener nota di tutto onde riferire all’autorità ecclesiastica il giusto, potendosi facilmente anche da pubblici funzionari svisare la cosa o volgerla in ridicolo mentre è affare serio anzichenò.
Ecco quello che gli posso dire in esito alla mia visita semi ufficiale di oggidì.
Scusi la lunghezza e mi creda.

Quadra 8 Marzo 89 ore 4 pom. Suo Affezionatissimo
p. Lorenzo Guetti
Curato

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